22 Luglio 2019

Friday For Future. Chi pedala, chi cammina: c’è [un] movimento.


Greta Thunberg, una giovane svedese che in poco tempo è stata capace di scuotere la coscienza di molti e aggregare, soprattutto i suoi coetanei, lanciando una vera campagna di green marketing su scala globale. Friday For Future: un acrostico, un manifesto.

Ma se è vero che la storia che da contenuto al tempo, dopo questi venerdì, quali sabato verranno? A questo interrogativo sul futuro, 2 storie che guardano ai giovani, alle generazioni che si mettono in gioco, chiari protagonisti dal sabato in poi.

Ortociclo

Andrea, giovane geometra bresciano, stanco del logorio della vita moderna e una sensibilità crescente verso il tema ambientale, come altri millennials. I temi interessanti diventano da vivere, senza che sia una prova di coerenza, ma di creatività, slancio concreto.

Cosa manca nel canale di vendita? Cosa cerco come consumatore? Per attitudine (sportiva), per necessità (non possiede automobile), il ciclismo urbano sembra la soluzione ideale. Allora i primi tentativi, le prime difficoltà logistiche. L’idea imprenditoriale appena abbozzata si affina: distribuire in centro città, utilizzando bici-cargo, prodotti di agricoltura locale che arrivino da aziende agricole selezionate e con le quali instaurare un rapporto diretto. Nasce Ortociclo.

Si fa l’ordine online, senza vincoli di quantità minime di spesa; consegne programmate in 3 fasce orarie in diverse zone oppure a domicilio. Grazie al sito e ai social network la comunicazione è snella e veloce, come il suoi pedali che si muovono esperti tra le vie della Leonessa. Oltre a tonici tricipiti, i benefici ricadono positivamente sull’ambiente, sull’economia e sulla socialità.

4 anni di vita

4 anni, il giro di boa per le startup, ci confida. In mezzo ci sono esperimenti, collaborazioni, una rete commerciale che si allarga e che tiene nei momenti di difficoltà (il furto della bici) ma soprattutto la declinazione locale del concetto si sostenibilità che ha convinto i bresciani.

“Io trovo che la cosa più bella che un giovane possa fare è di inventarsi un lavoro che corrisponde ai suoi talenti, alle sue aspirazioni, alle sue gioie, e senza quella arrendevolezza che sembra così necessaria per sopravvivere.” Tiziano Terzani

Save the Mountains

Progetto di educazione e sostenibilità per far rivivere le montagne. L’obiettivo dichiarato è quello della sostenibilità generazionale che significa offrire un sostegno economico per favorire la ricerca e la sperimentazione dei giovani in startup, attività green – Jobs, agricoltura e imprenditoria di montagna, capaci di conciliare lo sviluppo economico e la salvaguardia delle risorse naturali, secondo gli obiettivi dell’Agenda 2030 della Nazioni Unite dove possiamo leggere i 17 obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile del Millennio – così spiega il presidente del CAI Bergamo. L’idea è portata avanti da una coralità di soggetti tra cui istituzioni e associazioni (osservatorio della montagna, ANA, CAI) a testimonianza della portata e trasversalità del tema.

Nella giornata evento di domenica 7 luglio 2019, tutti i partecipanti iscritti, riceveranno il kit dell’ambasciatore della sostenibilità e raggiungeranno il rifugio scelto lungo i sentieri proposti senza lasciare traccia del proprio passaggio. La volontà è incoraggiare comportamenti a “impronta zero” e non di esaurire l’argomento in una giornata, ma di iniziare un percorso; per questo sono state redatte le carte della sostenibilità, da cui emerge una progettualità educativa che considera l’ambiente come risorsa e valore didattico. Il rifugio come presidio, la montagna da vivere e non da assediare o depredare.

In una logica di formazione continua è necessario pensare al lungo periodo e al rapporto inter-generazionale che il concetto di sostenibilità richiama. Ben vengano allora carte, dichiarazioni e convenzioni che sollecitino capacità critiche di riflessione ed esplorazione e diano forma a pratiche di comunità.

“L’educazione è il momento che decide se noi amiamo abbastanza il mondo per assumercene la responsabilità e salvarlo così dalla rovina, che è inevitabile senza il rinnovamento, senza l’arrivo di essere nuovi, di giovani” Hanna Arendt