16 Novembre 2022

La Global o Ecological Footprint (impronta ecologica)


Un sistema di misurazione del consumo ambientale, utilizzato più per le popolazioni che per i prodotti industriali, e utile per comprendere la necessità di un continuo miglioramento nei prodotti commercializzati, è la Global o Ecological Footprint (impronta ecologica), pubblicata per la prima volta nel 1996 dal WWF che, dal 1999, aggiorna periodicamente il calcolo dell’impronta ecologica mondiale nel suo Living Planet Report. L’ecological footprint valuta la quantità di terra utilizzata per sostenere un certo tipo di consumi e alimentazione, sommando tutti gli LCA (Life Cycle Analysis) dei prodotti consumati. L’unità di misura utilizzata della ecological footprint è l’ettaro globale (gha) che si ricava dall’area biologicamente produttiva (o biocapacità) necessaria per colture, pascoli, aree edificate, zone di pesca e dei prodotti forestali, nonché l’area di foresta necessaria per assorbire le emissioni di biossido di carbonio che non possono essere assorbite dal mare.

Utilizzando l’ecological footprint è possibile stimare quanti “pianeta Terra” servirebbero per sostenere una determinata popolazione, qualora tutta l’umanità vivesse secondo quello stile di vita.

Confrontando l’impronta di un individuo (o regione, o stato) con la quantità di terra disponibile pro-capite (cioè il rapporto tra superficie totale e popolazione mondiale) si può capire se il livello di consumi del campione sia sostenibile o meno. Dagli ultimi aggiornamenti, su scala mondiale e su alcuni paesi, emerge che l’impronta mondiale è maggiore della biocapacità mondiale.

Secondo Mathis Wackernagel, nel 1961 l’umanità usava il 70% della capacità globale della biosfera, ma nel 1999 era arrivata al 120%. Ciò significa che stiamo consumando le risorse più velocemente di quanto potremmo e che stiamo intaccando il nostro capitale naturale.

I progressi tecnologici e la produzione intensiva hanno incrementato le rese medie per ettaro di superficie produttiva aumentando la biocapacità totale del pianeta dai 9,9 miliardi di gha del 1961 ai 12 miliardi del 2010. Tuttavia, nello stesso periodo, la popolazione umana mondiale è passato da 3,1 a quasi 7 miliardi, riducendo la biocapacità disponibile pro-capite da 3,2 a 1,7 gha. Nel frattempo, la ecological footprint è aumentata da 2,5 a 2,7 gha pro capite. Così, mentre la biocapacità è aumentata a livello globale, vi è in realtà meno terra per ciascuno di noi. Se la popolazione mondiale dovesse raggiungere i 9,6 miliardi entro il 2050, come stimato, la biocapacità disponibile per ciascuno di noi si ridurrà ulteriormente.

Sulla necessità di un’alimentazione vegana/vegetariana e le differenze con quella carnivora, possiamo notare che per ottenere un pasto medio (1000 kcal) dai cereali occorre una superficie coltivata minore di 1 m² e per ottenere la stessa energia dalla carne bovina occorrono quasi 8 m² di terra (solo per il foraggio). Per ottenere 100 grammi di proteine dai cereali occorre circa 1 m², mentre le stesse proteine ricavate dalla carne richiedono quasi 5 m². La scheda allegata, tratta da un documento realizzato da Barilla in collaborazione con il Ministero dell’ambiente, mostra le effettive differenze di Ecologica Footprint tra alcuni dei più comuni alimenti della dieta mediterranea.