21 Settembre 2020

This Must Be The Place

non ho spazi per esprimermi

In questo periodo storico, in diversa misura, abbiamo tutti dovuto confrontarci con il fattore SPAZIO, e non mi riferisco alle spedizioni spaziali del visionario proprietario della Tesla, Elon Musk. Intendo lo spazio come quartiere, ufficio, monolocale, supermercato, biblioteca, strada, scuola, carcere, dove ciascuno ha dovuto ridisegnare i confini, guardare i muri che ci separavano, le finestre come nuovi spiragli per boccate d’aria in questo periodo d’apnea.

“Chi progetta spazi, progetta comportamenti

Vittorio Gregotti. Architetto, urbanista, intellettuale.

L’architettura non è solo un luogo che deve ospitare dei comportamenti programmati (acquisto, lavoro, svago o altro), ma anche uno spazio che genera, a sua volta, dei comportamenti. È, e deve essere, funzionale. Luoghi connessi alle trasformazioni sociali e luoghi rigenerati dove possono nascere nuovi dispositivi, capaci di coagulare spazio, scambi, relazioni. 

La domanda sorge spontanea: come si fa a progettare comportamenti sostenibili? Quali spazi creare o ricreare?

Gli edifici assumono un senso strategico, non sono più solo un esercizio stilistico o ecologico. Non basta installare pannelli solari affinché sia sostenibile; è più sostenibile energeticamente, ma la vera sostenibilità deve considerare la complessità delle parti in gioco. Quali linee di pensiero e di matita danno origine al progetto?

L’architettura diventa sostenibile per il capitale sociale che riesce a generare, per gli spazi urbani stimolanti che dona alla società. Ci si deve domandare come si intenda attuare la sostenibilità, in quanto, al di là di quella energetica o estetica, si deve considerare quella umana, sociale. Il benessere in termini di serenità, sicurezza e salute che l’uomo deve ricevere dall’organizzazione dello spazio urbano. 

Crediamo che la ricetta possa essere un mix di ingredienti, fatto di tecnica del prodotto e del progetto e partecipazione al processo progettuale, ma soprattutto che non debba mancare mai la prospettiva. Quanto Basta.

Per avere ambienti più confortevoli e funzionali, è fondamentale che gli utenti siano coinvolti nella progettazione fin dall’inizio nel processo di ideazione dell’edificio. L’ho sempre pensato entrando nei bagni degli autogrill. Progettati da uomini. Uomini senza borsa.

Il rischio che le opere architettoniche risultino incapaci di dare al prossimo, ma solo in grado di assorbire (energie, movimenti, idee) è sempre dietro l’angolo: un semplice cumulo di materiali, investimenti vani o di vanitosi archistar

DreamLand, photo by Abandoned Kansai

Quale futuro per le città?

Dovremo aprire le porte al processo di partecipazione, non per il consenso popolare ma come utile strumento di controllo e trasparenza sui diversi obiettivi e sui risultati. È con questo approccio che si può favorire una maggiore sostenibilità: non muri verdi o dipinti di verde, ma attivare e comunicare decisioni e relazioni migliori. Sempreverdi.

Penso anche alle seconde opportunità, ai casi di rigenerazione urbana, esempi di intervento non meramente edilizio, ma un modello che sempre più spesso mira al miglioramento della qualità della vita. Molte volte il punto di partenza è una situazione di degrado, di periferia o di illegalità, dove alle esigenze immobiliari si aggiungono urgenze educative e culturali. E come non pensare ai beni confiscati, dove la rigenerazione carica il proprio valore di concepimento con il riscatto, la memoria e la comunità. Se certi muri potessero parlare!

Città invisibili di Italo Calvino, illustrazione di Carlo Stanga
Città invisibili di Italo Calvino, illustrazione di Carlo Stanga

Certamente la progettazione dello spazio richiede un adeguato impianto normativo e metodo di redazione degli strumenti di pianificazione e governo del territorio, e ciò non sempre accade.

Tuttavia al di là dei grovigli burocratici, mi chiedo quanto potenziale in termini di sostenibilità includano quei capannoni desolati e vuoti che popolano la pianura padana, e se esista anche per loro una seconda chance. Non basta dichiarare i fallimenti, bisogna che si faccia SPAZIO, nella nostra mente, una maggiore pedagogia dell’ambiente, che non sia solo una via consolatoria – dopo – ma di propulsione – prima -. 

Architetture sostenibili

A conclusione, per evitare di rimanere sopra la realtà caricandola di aspettative e asserzioni teoriche, riporto come esempio i LafargeHolcim Awards, il concorso più prestigioso al mondo che premia progetti di architettura particolarmente meritevoli dal punto di vista della sostenibilità. Quest’anno giunge alla sua sesta edizione europea. Il concorso è un’iniziativa di LafargeHolcim Foundation, attiva sin dal 2003 nella promozione della sostenibilità nel settore delle costruzioni. Saranno premiati progetti che tengano in considerazione ed affrontino 5 tematiche chiave:

  • Progress (Progresso) – innovazione e trasferibilità.
  • People (Persone) – standard etici ed inclusione sociale.
  • Planet (Pianeta) – performance ambientale e delle risorse.
  • Prosperity (Prosperità) – fattibilità e compatibilità economica.
  • Place (Luogo) – impatto estetico e sul contesto.