14 Agosto 2020

WWF vince il poco felice premio “Greenwashing Award” 2017


Survival International accusa il Wwf di praticare il Greenwashing.

Il “movimento mondiale per i diritti dei popoli indigeni”, dopo anni di scontri pesanti, alza il tiro contro l’organizzazione mondiale per la conservazione di natura, habitat e specie in pericolo. L’organizzazione che combatte per i popoli indigeni ha annunciato che “il Wwf ha vinto il Greenwashing Award di Survival International per avere stretto partnership con sette compagnie che stanno disboscando quasi 4 milioni di ettari di foresta appartenenti ai pigmei baka e bayaka, nell’Africa Centrale” (articolo). In particolare, accusa l’organizzazione, “il Wwf ha stretto partnership con i gruppi: Bolloré, Danzer, Decolvenaere, Pasquet, Rougier, Sefac e Vicwood (link al rapporto completo di Survival).

La parola chiave è Greenwashing, strategia di comunicazione che mira a costruire un’immagine pulita dal punto di vista della sostenibilità ambientale – basato su incongruenza, falsità, omissioni – per mascherare quello che in realtà provoca il proprio lavoro. Secondo Survival, infatti, il “Greenwashing Award “viene assegnato a compagnie o organizzazioni che spacciano la distruzione delle foreste dei popoli indigeni come iniziative di conservazione”.

Le Motivazioni del premio

Survival, attacca WWF sulla base delle dichiarazioni pubblicate su www.panda.org in cui si descrivono le compagnie di taglio del legno come “operatori forestali”, le cui partnership “sono dirette a promuovere una gestione sostenibile della foresta”.

Ma secondo Survival, sotto queste dichiarazioni si nasconde una menzogna.

In realtà, tuttavia, tutti i partner del Wwf sono stati accusati di taglio illegale e nessuno di loro ha ottenuto il consenso dei pigmei baka e bayaka – scrive Survival, aggiungendo che – approcci come quello del Wwf non hanno rallentato la distruzione della foresta pluviale del bacino del Congo.

Survival ricorda anche un rapporto del 2011 della ong Global Witness, in cui si dichiarava che queste partnership “permettono ad alcune […] compagnie partner di godere dei benefici derivanti dall’associazione con il Wwf e con il suo emblematico marchio del Panda, mentre continuano a tagliare alberi in maniera insostenibile, a convertire le foreste in piantagioni, o a commerciare legname ottenuto illegalmente”.

Un altro elemento è rintracciabile proprio nel codice etico del WWF sui popoli indigeni, che prevede che “tutti i progetti siano intrapresi con il pieno consenso delle comunità indigene.

Ⓒ Survival International

Il commento del direttore Corry

Secondo il direttore generale di Survival, Stephen Corry,

i sostenitori del Wwf si sorprenderanno nell’apprendere che l’organizzazione lavora così a stretto contatto con i taglialegna che stanno distruggendo una delle più grandi foreste pluviali della Terra. Le tribù del bacino del Congo, i suoi custodi originali, vengono messe ai margini e le loro società distrutte. In tutta l’Asia e l’Africa le grandi organizzazioni della conservazione stringono partnership con l’industria e il turismo e distruggono i migliori alleati dell’ambiente. È una truffa e sta danneggiando la conservazione.

Aggiunge Corry che

forse questo premio incoraggerà qualcuno all’interno del Wwf e di Wcs a esercitare pressioni sulle loro stesse organizzazioni affinché si ravvedano. È arrivato il momento di ascoltare i conservazionisti indigeni.